Psicologo: i luoghi comuni sulla professione

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Quando si parla della professione dello psicologo, si inquadra un modo attorno al quale ruotano tantissimi luoghi comuni che è importante sfatare. Il motivo è molto semplice e riguarda il fatto che, quando li si chiama in causa, si inquadrano dei fattori che portano troppo spesso le persone a decidere di non ricorrere alle sedute quando ne hanno bisogno. Quali sono? Scopriamoli assieme nelle prossime righe di questo articolo!

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Lo psicologo costa troppo

Non importa che si parli di psicologo a Ivrea o di professionisti che esercitano in altre città: il luogo comune del costo eccessivo delle sedute è tra i più diffusi. Da un lato, si tratta di una preoccupazione che può essere compresa. Viviamo in un periodo di forte crisi finanziaria e sono tantissime le persone e le famiglie che hanno bisogno di tenere sotto controllo le spese.

Non è però corretto definire insostenibile in generale il costo dello psicologo e per diversi motivi. Il primo riguarda il fatto che, per questi professionisti, la tariffa minima è stata abolita per legge nel 2006. Alla luce di ciò, si ha a che fare con una sostanziale flessibilità. Giusto per dare qualche parametro in merito, facciamo presente che si possono trovare professionisti le cui sedute hanno un costo di 40 euro ciascuna.

Proseguendo con l’elenco dei motivi per cui non si può parlare di insostenibilità delle tariffe degli psicologi, è doveroso fare cenno alla possibilità di ricorrere al Servizio Sanitario Nazionale, che mette a disposizione pacchetti di sedute a poche decine di euro. Il contro, in questo frangente, riguarda il fatto che i tempi di attesa sono più lunghi e che non è possibile scegliere il professionista.

Lo psicologo è per i pazzi

Questo è il luogo comune indubbiamente più diffuso e anche il più pericoloso. Per smontarlo, bisogna innanzitutto sottolineare che la parola “pazzo” è inadeguata e non utile a inquadrare la complessità dei disagi mentali. Il secondo punto da considerare riguarda il fatto che lo psicologo non è un medico, motivo per cui non ha le competenze per trattare chi ha una malattia mentale.

Il compito in questione spetta allo psichiatra, medico che ha la facoltà di prescrivere farmaci, e allo psicoterapeuta, uno psicologo che, dopo l’esame di Stato e l’abilitazione, ha frequentato un percorso di specializzazione di quattro anni. Ricordiamo altresì che lo psicoterapeuta può essere anche un medico ma che, nell’esercizio di questa attività, non è autorizzato a prescrivere farmaci.

Chi ha l’abilitazione in psicoterapia può gestire pazienti con patologie come la depressione attraverso strumenti come la relazione terapeutica, il dialogo interno e, da diversi anni a questa parte, ricorrendo ad approccio come l’ACT e la Mindfulness.

Quali sono, allora, le persone che dovrebbero rivolgersi a uno psicologo? Coloro i quali vivono un momento di difficoltà emotiva legato a cause di natura sentimentale – p.e. una rottura – professionale o a un imprevisto doloroso, per esempio un lutto.

Perché andare dallo psicologo se posso parlare con un amico?

Il rapporto con gli amici è molto diverso dal percorso che si fa con uno psicologo, professionista profondamente preparato per evitare conseguenze come il giudizio e il coinvolgimento emotivo verso la situazione del paziente.

Gli psicologi fanno il lavaggio del cervello

Molte persone guardano la professionalità dello psicologo con occhi estremamente distorti, pensando che iniziare un percorso voglia dire mettersi in mano a una persona che ha tutte le competenze per manipolare gli altri.

Niente di più falso! Per rendersene conto, basta rammentare che lo psicologo lavora con le informazioni che il paziente gli mette a disposizione. Non è né un mago in grado di leggere nella mente, né un veggente.